Featured Post

Attacks in Russian schools inspired by Columbine massacre

Three separate bloodbaths at Russian schools recently are all linked by the teenage attackers 'worshipping' the perpetrators of...

Saturday, March 12, 2016

ITALIAN PSYCHO



Era riverso sul letto, avvolto in una coperta. Tutto intorno sangue. Macchie nel bagno, nella camera, ovunque. Luca Varani, 23 anni, è stato trovato così dai carabinieri del Nucleo operativo. Ucciso «senza alcun motivo razionale, ma solo per il piacere sadico di fargli del male», scrive il giudice per le indagini preliminari Riccardo Amoroso nella sua ordinanza di custodia cautelare. 

E in questa storia dai risvolti ogni giorno più inquietanti, si scopre che la roulette russa avrebbe potuto coinvolgere chissà quanti altri personaggi che ruotavano intorno al mondo di Manuel Foffo e Marco Prato: Alex Tiburtina, pugile senza fissa dimora, Giacomo D., amico che vive a Milano, Riccardo, cameriere del ristorante della famiglia di Foffo. E persino lo spacciatore albanese che, a più riprese, ha fatto arrivare i 25 grammi di cocaina e ogni altro stupefacente, al decimo piano di via Igino Giordani 2, al Collatino. Hanno rischiato tutti la pelle, e qualcuno di loro forse si è anche accorto che quello che stava succedendo in quella casa andava ben oltre il consentito.


Perché Manuel e Marco avevano deciso di organizzare una sorta di dark room con il morto. E la gara allo sballo è cominciata sin da mercoledì 2 marzo, quando hanno iniziato a bere e ad assumere qualsiasi tipo di droga, senza mangiare né dormire. L'obiettivo era individuare una vittima, quella giusta. «Qualcuno - è ancora il provvedimento di custodia cautelare - apparentemente scelto a caso, e selezionato, non è ancora dato sapere in base a quali sue caratteristiche personali correlate all'età, al sesso, all'orientamento sessuale, al ceto sociale, o altro». Per trovarlo hanno mandato messaggi a raffica, forse più di venti, a tutti quelli che potevano avere le caratteristiche giuste: trans, studenti, gente del giro.

Qualcuno ora potrà dirsi miracolato sapendo che si è salvato per un soffio. A cominciare da Giacomo D. arrivato durante la notte tra il tre e il quattro marzo, per finire ad Alex Tiburtina e a Riccardo. Piombati, in tempi diversi nella casa al Collatino, qualcuno per sniffare e fare sesso, altri solo per tentare di “scroccare” una birra, una “canna”, o per rimediare qualche lira. E scappare via non appena si rendevano conto che la situazione poteva esplodere da un momento all'altro. Quattro persone sono entrate in quella casa durante le due giornate di follia, oltre allo spacciatore che non si è mai fermato.
L'ultimo Luca, 23 anni, viso da ragazzino, una fidanzata da quando era appena adolescente, una vita “segreta” fatta di prostituzione e guadagno facile. Ma con quali rischi? E a che prezzo? «Mio figlio mi ha raccontato di aver ucciso una persona - ha dichiarato il padre di Foffo alla trasmissione Porta a Porta - Un attimino, gli ho detto, fammi capire». La mattanza si era consumata da poco e Manuel, con tono «glaciale», cercava nel padre una via di fuga. Ha confessato e altrettanto ha fatto Marco Prato, dopo aver tentato il suicidio con quattro boccette di Minias e una di En. Scrive il medico del pronto soccorso che è intervenuto per fargli la lavanda gastrica: «Non sono state evidenziate idee di colpa né di autoaccusa, o sentimenti di vergogna o di disperazione».

Omicidio Roma, nella casa dell'orrore altri 4 hanno rischiato di morire 12 Marzo 2016

Volevano scoprire fino a che punto erano capaci di arrivare una volta liberi da ogni inibizione. Avevano sniffato, bevuto e ingoiato psicofarmaci per due giorni interi, ed erano usciti dalla casa di via Igino Giordani senza più cuore nè cervello, ma con l' ossessione di uccidere qualcuno. Avevano vagato in cerca di una vittima, ma non erano riusciti a trovarne una. Poi Marco Prato dice di sapere dove cercare la persona da sacrificare.

La vittima ideale, è Luca Varani, 23 anni, nato a Sarajevo, adottato da un ambulante romano che vende stoffe per tappezzeria. Il giovane lavorava nell' officina di un carrozziere e aveva una fidanzata, ma si faceva anche pagare per avere incontri sessuali. Marco gli invia il primo sms. «Vieni che c' è roba e soldi per te». Luca risponde subito: «Quanti?». Marco: «120 euro». «Luca: «Dove ci vediamo?». Marco: «Ho una casa una casa a disposizione tutta per noi in via Igino Giordani». Luca Varani stava andando incontro alla morte. La trappola era scattata. Con cinque brevi messaggi che promettevano soldi e sesso facile.

Marco non aveva parlato della presenza di Manuel Foffo a Luca. Probabilmente per non insospettirlo, Manuel e Luca non si erano mai visti prima. E lo stesso Marco si era incontrato con Manuel dopo un bel po' che non si vedevano. Manuel amava le donne, ma aveva anche esperienze omosessuali. Marco lo aveva cercato qualche giorno prima inviandogli un sms: «Non ti sei fatto più sentire, come mai?». Manuel gli aveva risposto, i due si erano rivisti e durante quel loro incontro avevano progettato di strafarsi «per vedere l' effetto che fa».

Ci voleva molta cocaina e molti soldi per comprarla. Circa 1.500 euro, Manuel non aveva difficoltà a trovarli. La sua è una famiglia benestante, i genitori lavorano nel campo della ristorazione e sono separati. La madre abita nello stesso palazzo di Manuel, al piano di sotto. «Lui si prendeva molta cura della madre», dicono i vicini e aggiungono pure che sabato mattina Manuel aveva una «faccia strana».

Manuel nascondeva un cadavere in casa, quello di Luca Varani disteso sul letto con un coltello piantato nel cuore e la gola tagliata. Sabato mattina Luca era andato al funerale dello zio materno, lui e Marco avevano lasciato la casa al Collatino non sapendo bene come disfarsi del cadavere. Marco aveva detto che si sarebbe ucciso. I carabinieri di piazza Dante, di via In Selci e del Reparto operativo guidati dal colonnello Giuseppe Donnarumma lo hanno trovato in un albergo di piazza Bologna, intontito dai barbiturici.

«Ammetto di aver ucciso Luca insieme al mio amico Marco. Volevamo capire cosa si prova a uccidere. Ricordo solo che la morte è arrivata dopo molto tempo e Luca ha sofferto molto». È una confessione tanto lucida quanto cruda quella di Manuel Foffo, lo studente di giurisprudenza killer.

Foffo confessa davanti ai carabinieri della compagnia Piazza Dante assistito dal suo legale, l’avvocato Michele Andreano. L’ammissione dell’omicidio di Luca Varani, un giovane di 23 anni al Collatino insieme all’amico Marco Prato, arriva 48 ore dopo il delitto. E arriva con la freddezza di chi, non lesinando dettagli, sa che il capo di imputazione che lo porterà in carcere è omicidio premeditato. Perché è proprio questo che i due studenti di legge hanno deciso il 4 marzo: fare del male a qualcuno.

MARCO PRATOMARCO PRATO
«Da mercoledì 2 marzo sono stato con Marco Prato nella mia abitazione senza mangiare né dormire. Più volte abbiamo chiamato lo spacciatore che ci portava la sostanza. Non so essere preciso sui grammi acquistati ma posso quantificare in circa 1.500 euro il denaro speso. Da quando avevo 18 anni faccio uso di cocaina in modo sporadico, solo in un periodo che ho trascorso a Ibiza per la stagione estiva ho fatto un uso continuativo di cocaina. Preciso che la decisione di usare della cocaina con Marco non è frutto di situazioni particolari da me vissute». Precisa Manuel Foffo che non si è stordito con la cocaina per un particolare problema. Poi racconta del primo incontro con il complice dell’omicidio di Luca Varani.


Luca Varani - da FacebookLUCA VARANI - DA FACEBOOK

«È la seconda volta che incontravo Marco, lui ha un interesse per me, cosa che mi ha manifestato. L’ho conosciuto a Capodanno e in quella circostanza ci siamo drogati ». In quell’occasione Prato gira un filmato intimo. «Data la presenza del video che Marco ha nel suo telefono sono stato costretto a rimanere in contatto con lui. Ci incontriamo di nuovo il 9 gennaio per bere un bicchiere di vino e non ci siamo più sentiti fino a quando mi ha chiamato». E così si arriva alla mattina del 4 marzo, quando nasce il progetto criminale..

«Ricordo che Marco quella mattina ha mandato un messaggio whatsapp a Luca, eravamo in sala attorno al tavolo. Prima di questo evento siamo usciti in macchina: avevamo il desiderio di fare del male a una persona qualsiasi. Questa cosa è maturata nelle nostre menti nella notte di giovedì». Non sa spiegare ai militari come sia venuta loro in mente questa idea. In ogni caso escono, si mettono in macchina e cercano la loro vittima. «Mentre giravamo in macchina non abbiamo portato a termine la nostra intenzione di fare del male a una persona in quanto non abbiamo trovato nessuno. Lo avremmo forse fatto se avessimo trovato qualcuno. Anche in passato avevo avuto un momento in cui volevo far del male a una persona, non so come questo maturasse tra me e me, ma non ho mai pensato potesse concretizzarsi». Poi però tornano a casa, arriva Luca Varani.

MARCO PRATOMARCO PRATO
 «C’è stato quasi un tacito accordo tra me e Marco quando è entrato. Avevo un farmaco che mi era stato prescritto perché abusavo di alcol, l’Alcover: Marco lo ha messo nel bicchiere di Luca. Mentre noi siamo rimasti vestiti, Luca si è denudato e ha bevuto quanto gli avevamo offerto, poi è andato in bagno e si è sentito male. Qui Marco lo ha aggredito, io ho recuperato il martello che abbiamo usato e forse sono stato io a trovare anche i due coltelli, non ricordo invece da dove sia uscita la corda. Luca non è mai riuscito a resistere alle nostre violenze, ma posso precisare che non ha mai gridato. Mentre lo colpivamo non provavo piacere però non ero in grado di fermarmi anche se ho avuto dei momenti in cui provavo vergogna per quello che facevo.

Lo abbiamo davvero torturato. Ricordo solo che la morte è sopravvenuta dopo molto tempo e Luca ha sofferto molto Non ricordo quante coltellate aveva alla gola, è stato Marco che ha inferto la coltellata al cuore lasciando dentro il coltello, Luca era ancora vivo prima di quella coltellata ». Dopo la furia omicida arriva la stanchezza. «Mentre Luca era lì in terra io e Marco abbiamo dormito sul letto in quella stanza e al nostro risveglio abbiamo capito cosa avevamo fatto»

LA TRAPPOLA MORTALE CON UN SMS: «VIENI, COCA E 120 EURO PER TE» 


Ti piace?

No comments:

Post a Comment

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...