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Friday, November 27, 2015

Ritalin: Effetto “Zombie”

Psicofarmaci come il Ritalin, usati nel trattamento dell’ADHD, possono essere pericolosi per i bambini a causa dei possibili effetti collaterali



LONDRA - Il Gruppo Cochrane ha condotto una revisione sistematica di 185 studi sugli psicofarmaci, che hanno coinvolto più di 12mila tra bambini e adolescenti. I risultati fanno reputare che è molto importante valutare bene i pro e i contro del far assumere questo genere di farmaci ai bambini, poiché vi possono essere diversi e pesanti effetti collaterali.

Iperattività


Con l’acronimo ADHD ci si riferisce a quella presunta sindrome da iperattività e deficit di attenzione che pare colpisca numerosi bambini e adolescenti. Per «curarla», oggi si ricorre ancora agli psicofarmaci. Ma la domanda è se questi siano davvero indispensabili. Nonostante ciò, nel solo Regno Unito nell’ultimo anno sono state fatte quasi un milione di prescrizioni.


La revisione


Lo studio della Cochrane ha inteso valutare i pro e i contro dell’assunzione di psicofarmaci come il Ritalin nel trattamento dell’ADHD. La conclusione è stata che sebbene questi «aiutino i bambini a concentrarsi a scuola, i benefici devono essere attentamente valutati rispetto al rischio di effetti collaterali». 

I dati riportano che l’assunzione di Ritalin ha aumentato del 29% il rischio di effetti indesiderati. Tra questi, la corposa letteratura riporta perdita dell’appetito, insonnia e il ben noto «effetto zombie» (un vero e proprio ottundimento delle funzioni cerebrali), il cui nome rende bene l’idea.


Non ci sono risposte concrete


Quello che spicca nella ricerca e nei dati di fatto è che, allo stato attuale, il trattamento farmacologico è la prima linea di intervento – e in molti casi anche la sola. 

«Nonostante oltre 50 anni di ricerca sul campo, non abbiamo alcuna preparazione su come identificare i pazienti che possono ottenere più benefici che danni», hanno sottolineato i ricercatori. 

«Ciò di cui abbiamo ancora bisogno sono grandi studi, ben condotti, al fine di chiarire i rischi e i benefici di questo trattamento ampiamente usato», conclude il dottor Morris Zvi, coautore dello studio. 

Insomma, prima di somministrare uno psicofarmaco a un bambino è meglio valutare bene la situazione, i pro e i contro (e tutto il resto), con il proprio medico di fiducia.



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