Featured Post

Attacks in Russian schools inspired by Columbine massacre

Three separate bloodbaths at Russian schools recently are all linked by the teenage attackers 'worshipping' the perpetrators of...

Sunday, November 1, 2015

Psicofarmaci: la frode delle diagnosi psichiatriche

 Paroxetine is sold as Seroxat in the UK and Paxil in the US. Photograph: Jack Sullivan/Alamy

La multinazionale farmaceutica GlaxoSmithKline ha alterato i dati sullo psicofarmaco a base di paroxetina. È quanto denuncia Giù Le Mani dai Bambini“La recente revisione sistematica [1] promossa dalla più autorevole rivista medica del mondo non lascia spazio a dubbi: i dati che finora hanno giustificato la prescrizione a bambini e adolescenti del potente antidepressivo a base di paroxetina – usato anche in Italia – erano stati falsati dal produttore, la multinazionale farmaceutica GSK – GlaxoSmithKline, e quella molecola è “inefficace e pericolosa”.  


Lo studio cosiddetto “329” [2] era stato pubblicato nel 2001, a firma di 22 ricercatori, e originariamente pareva confermare l’appropriatezza d’uso per questa molecola nei casi di depressione. In realtà la ricerca fu redatta da Sally K. Laden, una ghostwriter pagata dalla casa farmaceutica che aveva finanziato la ricerca allo scopo di dimostrare l’efficacia della molecola. Ci sono voluti poi 14 anni – e la tenacia di validi ricercatori – per ribaltare i risultati dello studio, e dimostrare che la paroxetina aumenta il rischio di suicidio per i minori che la assumono.

“Dopo lo studio n° 329 del 2001, le vendite della paroxetina e di altri SSRI subirono una fortissima impennata, grazie anche a prescrizioni di medici generici e pediatri, con il risultato che molti adolescenti subirono effetti negativi e alcuni morirono. La paroxetina divenne l’antidepressivo più venduto, con guadagni per centinaia di milioni di dollari e più di due milioni di ricette emesse ogni anno per i soli bambini e adolescenti”, ha commentato [3] Paolo Migone, Medico specializzato in Psichiatria in Italia e in USA [4]. 

“Mentre la Glaxo continuava a utilizzare lo studio 329 come dimostrazione dell’efficacia e sicurezza della paroxetina – prosegue Migone – già nel 2004 la Procura Generale di New York denunciò la multinazionale per frode contro i consumatori per aver contraffatto i dati e diffuso informazioni false. La causa si concluse con un accordo: la GSK doveva pagava 2,5 milioni di dollari di sanzione e si impegnava a pubblicizzare sul suo sito internet i dati effettivi dello Studio 329. Successivamente, anche il Dipartimento di Giustizia americano denunciò la GSK per truffa nei confronti di Medicare e Medicaid – le principali agenzie assicuratrici pubbliche che finanziano la Sanità in America – in quanto aveva diffuso affermazioni false o fraudolente. La GSK si dichiarò colpevole e accettò di pagare 3 miliardi di dollari – conclude Migone -  ovvero la multa più alta comminata a una azienda farmaceutica nella storia americana”.

La Glaxo fu allora definitivamente obbligata a rendere noti i dati relativi alla paroxetina, “Ma lo fece a modo suo” – commenta Luca Poma, giornalista membro dell’Unione Nazionale Medico-Scientifica d’Informazione e portavoce nazionale di “Giù le Mani dai Bambini”®, il più rappresentativo comitato italiano per la farmacovigilanza pediatrica [5]: “La multinazionale pubblicò infatti oltre 77.000 pagine di resoconti clinici visibili solo in remoto a video, senza che i file potessero essere scaricati o stampati. Una scelta ridicola e aggiungo anche dannosa sia dal punto di vista reputazionale che sostanziale: di fatto questi manager intralciarono deliberatamente le verifiche scientifiche, danneggiando la salute di bambini e adolescenti pur di continuare a fare soldi”.

Il team guidato dal professor Jon Jureidini presso l’Università di Adelaide ha successivamente identificato lo studio finanziato da Glaxo come un esempio di un processo autorizzativo da rivedere, e utilizzando documenti in precedenza riservati ha rianalizzato i dati originali e ha scoperto che i dati all’epoca forniti dalla casa farmaceutica erano fortemente fuorvianti, e che il pericolo per i minori che utilizzano questo psicofarmaco è “clinicamente significativo”.[6]

L’articolo pubblicato ora sul BMJ – reso accessibile a tutti senza restrizioni, in virtù dell’assoluta importanza del tema trattato – è accompagnato da un editoriale di Fiona Godlee, editor-in-chief del BMJ, da un duro intervento di Peter Doshi, editor del giornale, e da altri contributi tra i quali un editoriale di David Henry e Tiffany Fitzpatrick e una ricerca di Ingrid Torjesen sull’aumento di crimini violenti nei giovani che assumono farmaci antidepressivi SSRI, cioè gli “inibitori selettivi del re-uptake della serotonina”, categoria farmacologica cui appartiene sia la paroxetina – commercializzata come “Paxil” o “Serotax” – che l’altrettanto tristemente famoso “Prozac”, a base di fluoxetina.

“Ciò che sconcerta di più – prosegue Poma – è l’assordante silenzio di una parte significativa della neuropsichiatria infantile, anche italiana: risultati così sconcertanti – e per certi versi sconvolgenti – non hanno meritato neanche una dichiarazione da parte del SINPIA, la società scientifica che raggruppa gli specialisti in disturbi mentali dei minori; anche l’Istituto Mario Negri tace, sul loro sito neanche un comunicato; stesso dicasi dello Stella Maris, come della maggior parte dei centri più attivi nella somministrazione di psicofarmaci ai bambini nel nostro paese. D’altra parte non stupisce: all’associazione gemella del SIMPIA in USA, l’American Academy of Child and Adolescent Psychiatry, è stato chiesto per anni di ritrattare lo studio 329, ma inutilmente. Tutte queste realtà dovrebbero vigilare sulla salute mentale dei più piccoli. Dovrebbero, appunto – conclude Poma – mai condizionale fu più appropriato”.

“Giù le Mani dai Bambini” lancia un appello al Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, da sempre molto sensibile al tema del diritto alla salute dell’infanzia, affinché valuti l’istituzione di un registro per il controllo e monitoraggio delle somministrazioni di antidepressivi ai minori, molto diffusi anche in Italia, come già in vigore per gli psicofarmaci per i bimbi iperattivi.

[1] Joanna Le Noury, John M Nardo, David Healy, Jon Jureidini, Melissa Raven, Catalin Tufanaru & Elia Abi-Jaoude, «Restoring Study 329: Efficacy and harms of paroxetine and imipramine in treatment of major depression in adolescence»

[2] lo studio contestato è Efficacy of paroxetine in the treatment of adolescent major depression: A randomized, controller trial. JAACAP, 2001, 40, 7: 762-772, di Martin B. Keller e altri

[3] in un articolo sulla rivista Psicoterapia e Scienze Umane, 2015, volume 49, n. 4; www.psicoterapiaescienzeumane.it

[4] Medico e ricercatore, autore di oltre 300 pubblicazioni, è membro dell’American Academy of Psychoanalysis, del Rapaport-Klein Study Group., e fondatore della sezione italiana della “Society for Psychotherapy Research”. Ha insegnato alle Università di Bologna, Parma, San Raffaele di Milano e Aosta

[5] www.giulemanidaibambini.org
[6] link diretto: www.bmj.com/content/bmj/351/bmj.h4320.full.pdf


Psicofarmaco per bambini inefficace e pericoloso: “la GlaxoSmithKline ha alterato i dati” Giù le Mani dai Bambini 28/10/2015

Restoring Study 329: efficacy and harms of paroxetine and imipramine in treatment of major depression in adolescence BMJ 2015; 351 (Published 16 September 2015) 

Seroxat study under-reported harmful effects on young people, say scientists  16 September 2015 

Reanalysis of antidepressant trial finds popular drug ineffective, unsafe for adolescents September 16, 2015

Breaking the Seal on Drug Research 

Global Antipsychotics Market September 30, 2015


L'Istituto Nazionale di Salute Mentale (NIMH), un ente pubblico USA che spende montagne di dollari in "ricerca sulla salute mentale", si era trovato in una tempesta di polemiche nel 2013 quando il suo direttore, Thomas R. Insel scosse la comunità psichiatrica esponendo pubblicamente la completa mancanza di scienza a supporto delle diagnosi psichiatriche. L’estrema soggettività e opinabilità di queste diagnosi ha creato una vera e propria epidemia di disturbi mentali (e conseguenti prescrizioni) negli Stati Uniti.

Il prossimo primo novembre, dopo una permanenza di 13 anni, Insel lascerà il NIMH. Sarà ricordato per aver descritto con precisione la frode delle diagnosi psichiatriche contenute nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM - 5), rivelando la mancanza di scienza a supporto. Nelle sue parole: "Il DSM è stato descritto come una 'bibbia' psichiatrica, ma, nella migliore delle ipotesi, non è che un dizionario: si limita a stabilire una serie di etichette e la definizione di ciascuna … la debolezza del DSM è la sua mancanza di validità ... 

A differenza delle nostre definizioni di cardiopatia ischemica, linfoma, o AIDS, le diagnosi del DSM si basano su un consenso riguardo alcuni gruppi di sintomi clinici, senza alcuna misura di laboratorio obiettiva ."

In parole povere, Insel ha svelato il segreto di Pulcinella della comunità psichiatrica: non è mai stata scoperta alcuna anomalia nel cervello che fosse direttamente collegabile a un qualsivoglia disturbo psichiatrico e, di conseguenza, non ci sono test per diagnosticarli. Nel tentativo di colmare questa lacuna, Insel ha dilapidato notevoli risorse finanziarie di NIMH (oltre un miliardo di dollari/anno ) per ottenere una "mappatura degli aspetti cognitivi, neurali e genetici dei disturbi mentali ... ".

Purtroppo, questa costosa e lunga strategia non ha basi scientifiche migliori di quelle del DSM, e le ipotesi di Insel sulle anormalità biologiche del cervello cadono a pezzi. La sua linea di ricerca è intrinsecamente bacata da un controsenso: i pazienti il cui cervello veniva mappato erano selezionati tra coloro cui era stata diagnosticato un disturbo mentale, ma queste diagnosi erano eseguite proprio con quei criteri definiti da Insel come “privi di validità”.

E non è tutto.

Insel ha iniziato il cosiddetto progetto RdoC (Research Domain Criteria) con lo scopo di sviluppare un "sistema di classificazione della ricerca per i disturbi mentali basato su neurobiologia e comportamento osservabile”. Nel 2014, lo psicologo clinico Bruce Cuthbert, nuovo direttore del NIMH, avviò il progetto. Un anno prima, i due avevano scritto un articolo su BMC Medicine sostenendo: "La psichiatria è in ritardo rispetto ad altre aree della medicina verso un approccio di precisione alla diagnosi, e non le raggiungerà finchè non avremo un sistema che rifletta i recenti progressi in genetica, neuroscienze e scienza del comportamento”. 

Ma Insel sembra non accorgersi di un altro fattore di disturbo della sua ricerca: la maggior parte dei pazienti cui fa eseguire la mappatura del cervello erano in cura con potenti psicofarmaci. I ricercatori non sapranno mai se le eventuali anomalie riscontrate nei loro cervelli siano riconducibili al presunto disturbo mentale (precedentemente diagnosticato proprio con le tecniche messe in dubbio da Insel) o all’azione dello psicofarmaco. Gli americani in cura con almeno uno psicofarmaco sono quasi 80 milioni, e quindi la questione non è affatto banale.

Gli sforzi di Insel e del NIMH nel definire scientificamente i disturbi mentali non hanno dunque raggiunto il risultato sperato, ma il fallimento maggiore è stata la non diffusione di dati provenienti da altre ricerche sul pericolo di alcuni psicofarmaci

Di recente, uno studio ha trovato che i giovani di età 15-24 anni in cura con antidepressivi commettono crimini violenti col 50 % in più di probabilità rispetto a quelli che non assumono i farmaci. Lo studio, pubblicato su PLoS Medicine, è basato su informazioni raccolte su più di 850.000 persone in cura con antidepressivi. Un altro studio recente denunciava le tecniche di ricerca fraudolente di un’importante casa farmaceutica: secondo lo studio, l’antidepressivo prodotto da questa Casa provoca un significativo rischio di suicidio. Entrambe le notizie hanno trovato grande eco sui media, ma Insel, direttore del NIMH, non ha ritenuto di prendere le opportune misure. 

Oggi un direttore del NIMH parte. La domanda per il direttore in arrivo è: intende continuare a sprecare i soldi dei contribuenti in ricerche così difettose, oppure informare il pubblico di ciò che è già noto? Il nuovo direttore, speriamo, dovrà essere onesto nell’informare il pubblico circa la nebulosità delle diagnosi psichiatriche e i crescenti pericoli associati con psicofarmaci e altri cosiddetti trattamenti psichiatrici, come ad esempio l’elettroshock.

Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani onlus
Email info@ccdu.org
www.ccdu.org

Il Capo della ricerca sulla salute mentale USA se ne va, con uno strascico di polemiche sulle diagnosi psichiatriche Kelly Patricia O’Meara 15 ottobre 2015



Ti piace?

No comments:

Post a Comment

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...