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Thursday, March 26, 2015

Aumenta il consumo illegale di psicofarmaci / Gli antipsicotici accorciano la vita


Tra gli adolescenti cresce il consumo di psicofarmaci illegali. L’allarme arriva da uno studio dell’Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa (Ifc-Cnr), Espad Italia (European School Survey Project on Alcohol and Other Drugs).


Lo studio ha coinvolto 30mila studenti di 405 istituti scolastici superiori italiani. Gli esperti spiegano che si tratta prevalentemente di farmaci per dormire, utilizzati soprattutto dalla ragazze.


Sono circa 54mila gli studenti delle scuole medie superiori, il 2,3% dei 15-19enni, nel 2014, che hanno assunto sostanze psicotrope senza sapere cosa fossero

È la punta più inquietante dell’iceberg che nasconde oltre 600mila adolescenti che hanno consumato cannabis, 60mila cocaina, 27mila eroina e circa 60mila allucinogeni e stimolanti. I dati sono emersi dallo studio dell'Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Ifc-Cnr), ESPAD®Italia (European School Survey Project on Alcohol and Other Drugs,), condotto nel 2014 come ogni anno dal 1999.

“La novità dello studio, che ha coinvolto 30mila studenti di 405 istituti scolastici superiori italiani, riguarda proprio il numero significativo di ragazzi che utilizzano sostanze senza conoscerle né sapere quali effetti procurano”, spiega Sabrina Molinaro, ricercatrice dell’Ifc-Cnr e responsabile dello studio. “Il 56% circa di questi 54mila ha assunto senza sapere cosa fossero sostanze per non più di 2 volte, ma il 23% di essi ha ripetuto l’esperienza più di 10 volte. Il 53% di questi studenti ha utilizzato un miscuglio di erbe sconosciute, che si presentavano per il 47% in forma liquida e per il 43% sotto forma di pasticche o pillole. Questo consumo ‘alla cieca’ coinvolge il 3% dei maschi e poco meno del 2% delle ragazze, soprattutto tra coloro che hanno utilizzato anche altre sostanze illecite diverse”.


Legata a questo fenomeno la questione degli psicofarmaci “che negli anni hanno registrato un incremento e che, se prescritti da uno specialista, fanno parte di un percorso terapeutico, altrimenti si trasformano in sostanze illegali a tutti gli effetti”, afferma Molinaro. 

“Sono quasi 400mila gli studenti che almeno una volta nella vita li hanno utilizzati senza prescrizione e poco più di 200mila quelli che lo hanno fatto nell’ultimo anno (rispettivamente 17 e 9% degli studenti italiani). Si tratta prevalentemente di farmaci per dormire, utilizzati soprattutto dalle ragazze (8% contro 4% dei maschi). Minori prevalenze risultano per farmaci per l’attenzione/iperattività (quasi il 3%), per regolarizzare l’umore e per le diete (2,4% ciascuno), anch’essi usati più dalle ragazze: 3,7% contro l’1,2% dei coetanei”.

Per quanto riguarda le sostanze tradizionali, è aumentato il consumo di cannabis. 

Per quanto riguarda la cocaina, ne ha fatto uso almeno una volta nella vita il 4% degli studenti italiani, cioè circa 90mila 15-19enni, mentre il 2,6% l’ha utilizzata nei dodici mesi precedenti lo studio, ossia poco più di 60mila studenti. Sono soprattutto ragazzi (il 4% contro il 2% delle studentesse) e le prevalenze più consistenti si registrano tra i 19enni, anche se non mancano consumatori di 15 e 16 anni. 

Nonostante la leggera ripresa nel corso degli ultimi anni, l’eroina resta una delle sostanze meno utilizzate: circa 34mila studenti italiani (pari all’1,4%) l’hanno provata nel corso della loro vita e 27mila nell’ultimo anno (1,1%).

Le ‘smart drugs’ (droghe furbe) commercializzate anche on line sotto forma di prodotti naturali, “sono utilizzate da circa 40mila studenti, 26mila dei quali ne hanno fatto uso nel 2014 (rispettivamente l’1,6% e 1,1%). Circa 90mila hanno provato allucinogeni (LSD, francobolli, funghi allucinogeni) nella vita e 60mila nell’ultimo anno, rispettivamente 3,9% e 2,5% di tutti gli studenti. I consumatori sono soprattutto maschi (3,5% contro 1,5% delle coetanee), con prevalenze che aumentano con l’età, per raggiungere tra i 19enni il 4,6% dei maschi e il 2,4% tra le femmine”, conclude Molinaro. 

“I giovani che utilizzano frequentemente queste sostanze aumentano: nel mese antecedente lo studio quasi 20mila hanno assunto 10 o più volte stimolanti, altrettanti allucinogeni con la stessa frequenza”. 

Droga e giovani. L’allarme del Cnr: “400mila giovani hanno usato psicofarmaci senza prescrizione medica”. Cresce consumo cannabis e 54mila ragazzi hanno confessato di aver preso droghe “sconosciute” 24 MAR 2015

54mila studenti strafatti senza sapere di cosa 25/03/2015


I farmaci che vengono prescritti per placare i problemi comportamentali delle persone che soffrono di demenza rischiano di portarle a morte precoce; è la conclusione di uno studio pubblicato sull’ultimo JAMA Psychiatry dai ricercatori della University of Michigan Medical School e del VA Center for Clinical Management Research.
I farmaci antipsicotici servono a trattare fissazioni, allucinazioni, aggressività e agitazione, che spesso affliggono le persone con l’Alzheimer o altre tipologie di demenza. Gli scienziati hanno raccolto i dati di quasi 91mila veterani americani, tutti over 65, affetti da demenza e in cura con queste tipologie di medicinali. Poi li hanno confrontati con quelli di altri pazienti con le stesse problematiche ma che non avevano mai assunto i farmaci antipsicotici.
Il rischio di mortalità dei primi pazienti, quelli che assumevano antipsicotici, è risultato molto maggiore; per quelli in cura con i farmaci più recenti aumentava all’aumentare della dose. Come spiegano i ricercatori, questa correlazione è stata individuata anche studiando gli effetti dell’acido valproico (VPA), uno stabilizzatore dell’umore. 
La scoperta è in qualche modo una conferma, visto che la stessa U.S. Food and Drug Administration avverte che l’utilizzo di antipsicotici, nelle persone che soffrono di demenza, è associato a un aumento del rischio di eventi cardiovascolari e morte. “I rischi associati all’utilizzo di questi farmaci sono chiari, ma i medici continuano a farne uso”, spiega il leader della ricerca Donovan Maust, psichiatra. “Probabilmente il motivo è che i sintomi sono estremamente difficili da gestire. Ma i nostri risultati dovrebbero innalzare la soglia delle prescrizioni”.
Ma qual è la strategia alternativa ai farmaci, che permetta sia al paziente che alla sua famiglia di gestire la demenza senza lo spettro di questi effetti collaterali? Maust e i colleghi sostengono l’impiego di un approccio non farmacologico, che è decisamente “più impegnativo rispetto allo scrivere una prescrizione”. Nello specifico propongono il cosiddetto metodo DICE. Trovandosi di fronte a una malattia degenerativa, si tratta di rallentarne il corso tramite non tanto una “riabilitazione” nel senso stretto del termine, quanto curare e preservare le capacità cognitive ancora integre o solo parzialmente danneggiate. Ma l’utilizzo più ampio e il successo di questo approccio dipendono entrambi dal supporto dei policy-maker e da efficaci rimborsi delle spese mediche sostenute per intraprendere un percorso così lungo e impegnativo.

Gli antipsicotici che accorciano la vita 25 marzo 2015 Eleonora Degano

Antipsychotics, Other Psychotropics, and the Risk of Death in Patients With Dementia  


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