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Wednesday, May 7, 2014

Psicofarmaci: Storia di un business di successo

Dal boom degli anni 80 in Usa agli psicofarmaci ai bambini, l’intreccio tra interessi economici e i rischi per la salute al centro di un incontro col giornalista americano Robert Whitaker presso il Cnr a Roma organizzato dall’associazione Rete italiana Noi e le Voci


“Quella degli psicofarmaci? È la storia di un business di successo”. Non ha dubbi Robert Whitaker, giornalista scientifico indipendente di Boston e autore di Anatomy of an epidemic - Magic Bullets, Psychiatric Drugs, and the Astonishing Rise of Mental Illness in America - Crown 2010 - tradotto anche in italiano col titolo “Indagine su un’epidemia: lo straordinario aumento delle disabilità psichiatriche nell’epoca del boom degli psicofarmaci”. Intervenuto durante un convegno organizzato nella sede del Cnr a Roma dall’associazione Rete italiana Noi e le Voci in collaborazione l’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Cnr, Whitaker ha raccontato l’incremento dell’uso degli psicofarmaci da più punti di vista e correlandolo non solo a questioni economiche, quanto ai rischi reali sulla salute dei pazienti.

Gli anni del boom. Gli anni 80, negli Stati uniti, furono lo spartiacque nella storia del disagio psichico e delle relative cure. In quegli anni, ha spiegato il giornalista di Boston, negli States c’è stato un “aumento vertiginoso” dell’uso di psicofarmaci per due ragioni: “Negli anni 80 l’associazione americana degli psichiatri (Apa) ha cambiato idea sui disturbi mentali – ha raccontato Whitaker -, considerando tutti i problemi come malattie. Prese come tali, si decise di curarne i sintomi e tutto quello che importava era trovare farmaci che li riducessero. Immaginate la reazione delle case farmaceutiche, ci sono andate a nozze”. Per Whitaker, le responsabilità degli psichiatri è fuori discussione. “L’associazione psichiatrica americana, quindi, ha iniziato a spingere i propri psichiatri a fare una vera e propria campagna per promuovere questi farmaci. Tutto è iniziato perché gli psichiatri provenienti dalle migliori scuole americane hanno cominciato a lavorare con le case farmaceutiche ricevendo soldi per mettere in piedi questo mercato. Psichiatri e scuole venivano premiati con milioni di dollari”. E il successo di questo particolare mercato (dal punto di vista delle case farmaceutiche) lo si legge tra i dati raccolti dallo stesso Whitaker. “Negli Stati uniti una persona su cinque prende psicofarmaci ogni giorno – spiega -. Circa 25 anni fa solo un americano su 100 prendeva psicofarmaci ogni giorno. È un grande successo per le case farmaceutiche”.
Europa sulla scia degli Usa. Per Whitaker, il vecchio continente non è rimasto immune dall’uso eccessivo di psicofarmaci. “In qualche modo gli americani hanno esportato le loro idee in Europa – ha aggiunto Whitaker -. Per esempio, siamo stati i primi in America a dare psicofarmaci ai bambini. All’inizio gli psichiatri europei ritenevano pazzi i colleghi americani, ma pian piano le cose sono cambiate. Per i disturbi da deficit di attenzione e iperattività (Adhd), infatti, l’uso di farmaci si è diffuso in tutti i paesi”. Tuttavia, gli Stati uniti non sono sempre i primi in questo campo. C’è chi, in Europa, è riuscito a superare gli stati a stelle e strisce. “In molti paesi, come in Svezia, usano più antidepressivi di quanti ne usiamo negli Stati uniti – ha aggiunto Whitaker -. Per quanto riguarda l’Adhd, invece, in Spagna adesso è molto comune. In Francia anche. In Islanda è molto presente. In Irlanda pure. In Norvegia è in crescita. In Italia, invece, c’è molta resistenza a dare farmaci ai bambini”.
I rischi legati alle cure. Fosse solo una questione di interessi da parte delle multinazionali del farmaco, la vicenda sarebbe già fin troppo scandalosa, anche se già denunciata da più parti, ma il dato più interessante che emerge dall’inchiesta di Whitaker è l’incremento delle patologie dovuto proprio alle cure proposte. Secondo il giornalista di Boston, infatti, agli anni in cui si è registrato un aumento considerevole di uso degli psicofarmaci è seguito un “aumento vertiginoso di disabilità che si potrebbe spiegare”. In merito ci sono alcuni studi. “Una ricerca americana su chi prende antidepressivi – spiega Whitaker -, afferma che ci sono probabilità sei volte maggiori che restino depressi rispetto a coloro che non prendono farmaci. C’è poi uno studio fatto in Canada secondo cui la possibilità di ricadere nella depressione è doppia. Per quanto riguarda i paesi di lingua inglese, inoltre, la prima causa di incremento di disabilità è la depressione e il bipolarismo, ma da dove vengono tutti questi pazienti bipolari? Oltre il 50 per cento di coloro che avevano un disturbo bipolare stavano semplicemente passando un periodo di depressione. A questo periodo si è risposto con antidepressivi che causano episodi maniacali e a quel punto viene diagnosticato un disturbo bipolare. Se in un paese si usano tanti antidepressivi si assisterà ad un incremento di bipolarismo”. I primi segnali preoccupanti, spiega Whitaker, furono messi nero su bianco in alcuni articoli scientifici degli anni 70, ma per diversi anni la correlazione tra farmaci e nuove patologie fu messa da parte. Fino ai giorni nostri, dove grazie a diversi studi si sta riscoprendo il peso sulla salute di alcune cure.
Dati su cui riflettere. Per Marcello Macario, psichiatra Asl 2 Savona e presidente dell’associazione “Rete Italiana Noi e le Voci”, si tratta di “dati su cui riflettere per mettere in atto interventi concreti, come la riduzione graduale del farmaco da un lato, il monitoraggio precoce dei campanelli di allarme dall’altro e prima ancora un’informazione corretta ai professionisti che prescrivono i farmaci e a chi li assume. Spesso il consenso informato si riduce a far firmare un foglio al paziente, come avviene in banca per la privacy, ma se non c’è informazione, il consenso perde qualsiasi significato”. Per Macario, però, in Italia c’è una sensibilità crescente, anche se non mancano le resistenze. “Quello che cerchiamo di fare come associazione nazionale è promuovere occasioni di dibattito aperto perché aumenti la consapevolezza e la responsabilità di ognuno”. (ga) 

Negli Usa 1 persona su 5 assume psicofarmaci. “Storia di un business di successo” 06 maggio 2014


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