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Attacks in Russian schools inspired by Columbine massacre

Three separate bloodbaths at Russian schools recently are all linked by the teenage attackers 'worshipping' the perpetrators of...

Friday, October 26, 2012

Babysitter uccide a coltellate due bambini a New York


Autentica tragedia quella che si è consumata in un lussuoso condominio di New YorkDue bambini di 6 e 2 anni sono stati trovati morti in casa dalla loro mamma dopo essere stati accoltellati. Ad essere arrestata è stata la tata dei due bambini, trovata con una ferita al collo che sembra auto-inflitta, e ora ricoverata in condizioni critiche in ospedale. I due bambini stavano facendo il bagno, mentre l’allarme è stato lanciato da un vicino che aveva sentito delle forti grida provenire dall’appartamento accanto.

I corpi senza vita dei piccoli sono stati trovati dalla madre, un pediatra, di ritorno dalla piscina dov’era andata a prendere il figlio più piccolo. All’ingresso nell’appartamento, al buio, sembrava non esserci nessuno dentro, tanto che la donna è scesa nella hall del palazzo chiedendo se avesse visto la tata con i suoi due bambini uscire. Alla risposta negativa dell’uomo, la donna è risalita nell’appartamento cominciando a cercare i 3. Giunta in bagno la macabra scoperta. La pediatra ha trovato i corpi senza vita dei suoi due bambini nella vasca da bagno, mentre la tata era riversa a terra in un lago di sangue con una ferita al collo che si è poi rivelata auto-inflitta.

Il motivo che ha spinto la tata a compiere gli efferati omicidi del gesto è ignoto. Il vicino di casa ha descritto, al quotidiano statunitense New York Times, di aver sentito delle strazianti urla dall’appartamento al secondo piano. “Gli hai tagliato la gola! La gola, gli hai tagliato la gola!“, avrebbe gridato il vicino. 

La tata killer è Yoselyn Ortega, 50 anni, originaria della Repubblica Dominicana, che già da molto tempo lavorava presso la famiglia Krim. Ora gli inquirenti sono al lavoro per tentare di ricostruire l’esatta dinamica della vicenda e il movente che ha spinto la donna a uccidere due bambini del tutto innocenti e che nutrivano fiducia e affetto in lei
.

Babysitter uccide a coltellate due bambini a New York 26 ottobre 2012


Friday, October 19, 2012

Strage nel salone di bellezza


A Casselberry, in Florida, un uomo armato è entrato in un salone di bellezza uccidendo tre donne e ferendone una quarta, per poi suicidarsi. 

Il killer. Secondo quanto rivelato dalla polizia ai media locali, il killer si chiamava Bradford Baumet, e proprio oggi sarebbe dovuto comparire davanti al tribunale di Orange County per una causa di violenza domestica ai danni della direttrice del "Las Dominicans M & M Hair Salon", 'ex fidanzata di Baumet. La portavoce della polizia Sara Brady ha spiegato che circa due ore prima dell'udienza, intorno alle 11:00 di mattina ora locale (le 17:00 in Italia), Baumet, 36 anni, è entrato nell' istituto di bellezza, in un centro commerciale della cittadina a nord-est di Orlando, e ha iniziato a sparare contro le dipendenti. 

Alla base della strage ci sarebbe proprio una lite scoppiata con l'ex fidanzata, che nelle ultime settimane lo aveva denunciato. Due donne si sono nascoste in bagno, un'altra è riuscita a fuggire da una porta di servizio, mentre una terza, rimasta ferita, è ora ricoverata in ospedale. Dopo aver fatto fuoco l'uomo si è recato a casa di un amico a qualche chilometro di distanza dal luogo del delitto spiegando di avere dei «problemi che non poteva risolvere», quindi si è ammazzato. 

«Abbiamo visto il ragazzo con la pistola in mano, poi è sparito - ha detto agli agenti Juan Diaz, che si trovava in un negozio nei pressi del salone - una volta entrati, c'era solo un mucchio di cadaveri». Un'altra testimone, che ha chiesto di rimanere anonima, ha rivelato che Baumet era un membro della sua famiglia, e soffriva di problemi mentali. «Ci avevano detto di stargli lontano», ha spiegato la donna.
di bellezza, tre donne uccise 

Thursday, October 18, 2012

L'addio al mondo di Amanda T. 15 anni, vittima del cyber-bullismo


AVEVA quindici anni Amanda T. Una ragazzina canadese come tante, visetto carino, sguardo vispo, e una vita connessa in Rete come la maggior parte degli adolescenti di oggi. Una vita che Amanda ha deciso di interrompere suicidandosi, con un gesto su cui gli inquirenti stanno cercando di fare luce.

Amanda si è tolta la vita perché a differenza della gran parte degli altri ragazzi della sua età, non era spensierata. Da quando aveva conosciuto "lui" su Facebook, la sua vita era cambiata. Esponendo al mondo il suo corpo ancora non da donna, in immagini scattate con la webcam durante un momento intimo. Un "flash", come dicono i ragazzi oggi, in cui la ragazza mostrava il seno allo sconosciuto dall'altra parte della connessione.

Lui era un cyber-bullo, ma Amanda non poteva saperlo. Da lì a poco, l'avrebbe minacciata di diffondere le immagini online, se lei non avesse acconsentito di "dare spettacolo" per lui. Finendo poi per pubblicarle comunque. Tanto che Amanda ha ricevuto la notizia dall'agente di polizia arrivato a casa sua, che le ha detto poche parole: "Le tue foto le hanno viste tutti".

Lo scorso 7 settembre, Amanda aveva deciso di raccontare la sua storia con un video, toccante, in cui fa scorrere una serie di cartelli che dipingono una discesa in un pozzo di incapacità di reagire a chi martoriava la sua sensibilità. Trasformando la gioia di ricevere complimenti in una finestrella di chat in attacchi di ansia, depressione, panico nella vita reale.

quindici anni Amanda ha tentato di combattere contro il bullismo ai tempi di internet, e non ce l'ha fatta. La sua storia scorre su decine di biglietti sfogliati davanti alla telecamera, un sogno di ragazzina che diventa un inferno. A cui Amanda aveva provato a porre fine già altre due volte. 

Alla scuola di Vancouver a cui Amanda era arrivata da qualche mese dicono di aver fatto "di tutto per aiutarla". Ma non è bastato. Perché dopo l'episodio delle foto, che aveva causato una serie di reazioni online, tra cui molte pesanti per la ragazza, c'era ancora violenza in attesa dietro l'angolo. Amanda era andata via, in un'altra scuola, in un'altra città. E là aveva incontrato un altro uomo, più grande, già in una relazione. La compagna dell'uomo l'ha cercata e l'ha picchiata, in pubblico, mentre chi assisteva alla scena incoraggiava il pestaggio. Ma non era il dolore causato dagli altri a ferire Amanda, più di quanto avesse deciso di fare lei: una volta rientrata con il papà, ha tentato di bere della candeggina, sopraffatta dal desiderio di morire. Una lavanda gastrica è stata sufficiente a riportarla a casa. Solo per aprire Facebook e trovare insulti, maledizioni e inviti a farla finita, a bere "il giusto tipo di solvente" per ammazzarsi. 

"Non ho nessuno, ho bisogno di qualcuno", scrive Amanda con la sua calligrafia da ragazza. Negli ultimi fotogrammi del video, sulle sue braccia si vedono dei tagli. Non si sa se provocati da altri o da lei stessa, segni arrivati fino alla pelle dall'anima irreparabilmente danneggiata di un'adolescente. Le ferite di Amanda non si chiuderanno più, la sua storia diventerà una cicatrice come altre simili che vedono l'innocenza scontrarsi con la violenza. E quello scorrere di note, cartelli che raccontano il tormento della ragazza dall'inizio alla fine, sono ora il più potente viatico possibile contro l'alienazione umana, presente e agghiacciante anche nella cosiddetta epoca "social".

L'addio al mondo di Amanda T.15 anni, vittima del cyber-bullismo 12 ottobre 2012


Monday, October 15, 2012

Mass Suicide Fears in Brazil


Brazilian police fear a mass suicide may take place later on Friday after more than 100 members of a doomsday cult barricaded themselves inside a house to await “the end of the world”, which they believe will happen at 4pm local time (3pm ET).
Authorities believe that the members are preparing to kill themselves by drinking soup laced with poison after the group’s leader, the “prophet” Luis Pereira dos Santos, convinced his followers that the Apocalypse would happen today.
[Source: Cleveland Leader]
At this stage there is no known connection to Mayan prophecy, however religious prophets don’t usually come up with dates out of thin air. There’s usually a connection with something real (the Bible, a comet…) that they put their own spin on. So this could be an adjustment on the Dec 21, 2012 date. According to some reports he was told the world was ending by an angel. Hopefully this will be resolved peacefully.
UPDATE
Luis Pereira dos Santos and two “boys” who ran the group have been arrested by the police, and all the other members have left the compound. All came peacefully.
“We managed to convince people to return to their homes or going to the home of relatives. Was no violence and no one took the force, they understood the situation and left,” said the colonel.
[Source: TN Online]
Police will remain for two days to protect the property from angry and upset outsiders.
ANOTHER UPDATE
The Daily Mail says the end was less than peaceful:
Police swooped on a Brazilian doomsday cult just 10 minutes before more than 100 followers were about to commit mass suicide by drinking poisoned soup
Elite troops burst into a building where self-proclaimed prophet Luis Pereira dos Santos had barricaded himself in after predicting the world would end at 8pm yesterday.
There was believed to be an exchange of gunfire between the group and police who used gas bombs and pepper spray during the assault. N
…During the operation, a ‘significant quantity’ of rat poison was found at the residence, a police spokesman said.

http://2012news.com/2012/10/mass-suicide-fears-in-brazil/


Thursday, October 11, 2012

Doping per bambini


 Dal 2007 nel nostro paese sono stati autorizzati i farmaci per la cure dell’ADHD, una malattia relativamente nuova che secondo molti non è nemmeno una malattia. Dice Wikipedia che: “il Disturbo da deficit d’attenzione ed iperattività (ADHD) è un disturbo del comportamento caratterizzato da inattenzione, impulsività e iperattività motoria che rende difficoltoso e in taluni casi impedisce il normale sviluppo e integrazione sociale dei bambini”.


UNA MALATTIA VERA ? - Nel corso dell’aspro dibattito che ha aperto la strada al riconoscimento e alla cura di questa malattia, i sostenitori della sua esistenza non hanno potuto dimostrarla che attraverso una descrizione che si riduce alla fotografia del comportamento nei bambini e negli adolescenti che devia dalla media e inclina all’iperattività fino alla rivolta e all’asocialità. I bambini iperattivi, quelli distratti e con difficoltà a concentrarsi, come quelli eccessivamente scontrosi, sono tutti sospetti malati. Gli scettici non possono fare a meno di notare che l’elenco dei sintomi che dovrebbero inquadrare la malattia è la riproposizione di comportamenti tipici di bambini e adolescenti. 
MALATTIA O REAZIONE AL DISAGIO? - Qualcuno l’ha chiamata la sindrome dei bambini vivaci, ma le statistiche statunitensi dicono invece che l’insieme delle diagnosi non restituisce l’immagine di una platea di bambini naturalmente agitati, quanto piuttosto di bambini scossi dalle difficoltà della vita e di pazienti ai quali i medicinali per la cura dell’ADHD sono prescritti in parte come unica risposta possibile a casi sociali e in parte come evidente conseguenza di una pressante promozione e opera di lobbysmo dei produttori di farmaci.
COSTI STELLARI - L’ADHD costa oggi agli Stati Uniti una cifra compresa nella forbice tra i 36 e i 69 miliardi  di dollari all’anno, una cifra spaventosa che per i sostenitori della sua esistenza diventa la dimostrazione stessa che chi ne lamenta la pericolosità è nel giusto. Secondo Ruth Hughes ad esempio, CEO di Children and Adults with Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder: “L’ADHD spesso non è preso sul serio, ma è un disordine serio con un impatto serio. I dati economici ci dicono che non è un problema creato artificialmente”. In realtà dicono solo che ci si spende una quantità enorme di soldi, il che di per sé non aggiunge alcun valore clinico o scientifico a favore della tesi che si tratti di una vera malattia da curare con psicofarmaci.
LA MAPPA DELLE DIAGNOSI - I dati epidemiologici negli Stati Uniti dimostrano prima di tutto che si tratta di una malattia che non colpisce segmenti di popolazione identificabili per le loro peculiarità biologiche, ma invece investe chi vive particolari condizioni sociali. Colpisce di più i poveri, i figli di genitori soli in misura doppia rispetto ai figli di coppie conviventi, quasi tre volte di più i maschi delle femmine e di più gli adolescenti dei bambini. La malattia è stata diagnosticata a quasi il 10% dei bambini e adolescenti americani, con significative differenze anche tra stato e stato (da un minimo del 5% al 15.6% del North Carolina) e ogni anno è stato registrato un aumento significativo delle diagnosi sul precedente. La malattia è diagnosticata e curata maggiormente ai bambini poveri coperti dal Medicaid, che copre il costo integrale delle cure, che sfiora i 20.000 dollari all’anno per paziente. Ad aumentare il numero di differenze di radice culturale e sociale c’è poi il dato per il quale gli ispanici ne soffrirebbero la metà di quanto accada ai bianchi anglofoni e ai neri, che probabilmente rispecchia una maggiore tolleranza culturale per le intemperanze caratteriali, ma forse anche una diversa visione della genitorialità declinata alla latina.
UNA PESSIMA NOTIZIA - A materializzare i timori di quanti da anni temono e paventano una medicalizzazione inutile e dilagante dei minori, è arrivato ieri un articolo del The New York Times,  dal titolo inequivocabile: “Disordine dell’attenzione o no, pillole per aiutare a scuola“. Lo scenario inquietante rilevato dai cronisti vede i medici prescrivere i medicinali per la cura dell’ADHD per compensare il disagio sociale e migliorare il rendimento degli alunni più problematici e dei più svantaggiati ovvero dei più poveri.
IL DOPING SCOLASTICO - Il dottor Michael Anderson ad esempio, un pediatra della contea di Cherokee a Nord di Atlanta, non ha avuto alcuna difficoltà ad ammettere che quando sente che i suoi pazienti a basso reddito hanno figli in difficoltà alle elementari prescrive l’Adderal, uno psicofarmaco che aumenta la concentrazione e il controllo degli impulsi, ammettendo tranquillamente di falsificare la diagnosi di ADHD e di usarla come una scusa per quella che ritiene la vera malattia: la scarsa resa scolastica in scuole inadeguate che non possono aiutare gli alunni in difficoltà. La sua spiegazione, pur a prima vista razionale, è agghiacciante: “Non ho molta scelta, abbiamo deciso come società che è troppo costoso modificare l’ambiente per i bambini, quindi dobbiamo modificare i bambini”.  Il disturbo, così come i deficit scolastici, può essere risolto anche con terapie non farmacologiche, con l’assistenza di psicologi, insegnanti, tutor e l’attenzione degli stessi genitori, la pillola è a tutti gli effetti una scorciatoia, un succedaneo chimico in luogo di quell’amore e quell’attenzione che sono i rimedi naturali alla grande maggioranza dei disagi psicologici e delle difficoltà dell’infanzia e dell’adolescenza.
UN ESEMPIO IMPRESSIONANTE - La famiglia dei Rocafort è assistita dal dottor Anderson, ha quattro figli e tutti assumono quotidianamente psicofarmaci. Adderall per Alexis ed Ethan (9 e 12 anni) e Risperdal per Quintn e Perry (entrambi 11 anni). Poi per tutti  Clonidine alla sera, un blando sonnifero per contrastare l’effetto dei due medicinali e farli dormire. L’anno scorso Quintn aveva le allucinazioni, sentiva le voci e aveva impulsi suicidi, effetti collaterali noti dell’Adderall. Allora Anderson l’ha ricoverato per una settimana in una clinica per malattie mentali e gli ha prescritto il Risperdal. Dei quattro figli solo a Quintn e Perry è stata diagnosticata “davvero” l’ADHD cinque anni fa, gli altri figli prendono i medicinali perché i genitori sono convinti che migliorino i loro risultati a scuola e non si sono spaventati nemmeno per l’esperienza di Quinth con l’Adderal: “Se si sentono positivi, felici, socializzano di più e li aiuta, perché non dovresti? Perché no?”. Affermazioni che fanno stracci delle conclusioni di Ruth Hughes sopra ricordate, dimostrando che le medicine per l’ADHD hanno diffusione e mercato ben al di là della platea delle potenziali vittime della discussa patologia.
UNA CHINA PERICOLOSA - Ancora più inquietante è che negli Stati Uniti le diagnosi per ADHD abbiano seguito una tendenza in sincrono con i pesanti tagli all’istruzione, perché facendo qualche calcolo spannometrico pare proprio che i soldi risparmiati dal bilancio dell’istruzione escano poi dal capitolo della sanità per andare a ingrassare i produttori di questi psicofarmaci. Per i quali è bene ricordare che non sono ancora conosciuti gli effetti a lungo termine, nessuno infatti è ancora  in grado di dire che adulti saranno i bambini che hanno trascorso l’infanzia sotto l’effetto di questi psicofarmaci perché sono stati introdotti da troppo poco tempo e quindi  i milioni di bambini già trattati (non solo negli Stati Uniti) non hanno ancora avuto il tempo di arrivare alla vecchiaia e di diventare un utile riscontro statistico.
IL CONTO DELLA SERVA - Con 20.000 dollari all’anno a bambino ci si possono fare un sacco di cose. Con 80.000 dollari per quattro figli i Rocafort potrebbero probabilmente esplorare altre opzioni, così come potrebbero farlo le scuole più povere se ricevessero 20.000 dollari a testa per il 15% dei bambini che frequentano queste strutture e che sono in cura per l’ADHD. Si preferisce invece depauperare l’istruzione e i servizi sociali e “compensare” i disagi e le sofferenze che ne derivano ai bambini e agli adolescenti con gli psicofarmaci, deprimendo in tal modo sia l’offerta formativa che quella educativa.
L’INSEGNAMENTO - Un’offerta che si risolve nell’insegnare ai ragazzi, e in particolare ai figli dei più poveri, ad assumere psicofarmaci e a doparsi per rientrare nella “normalità”, fingendo di poter competere in una corsa truccata che a loro riserva solo il ruolo di perdenti e una pillola utile a sedarli e farne comparse obbedienti, di uno spettacolo che ha già riservato tutti i ruoli migliori ai più fortunati e benestanti. Senza considerare che adolescenti abituati fin da piccoli al doping per superare le difficoltà, difficilmente diventeranno adulti capaci di vivere diversamente e liberarsi dalla schiavitù di farmaci che oltretutto danno dipendenza.
LA LOGICA DEL PROFITTO -  C’è di che inquietarsi di fronte a una tale eversione generalizzata della logica e del senso, piegate dalla potente pressione degli interessi organizzati che spingono per l’impiego degli psicofarmaci sui bambini, avendo in mente solo il benessere dei bilanci delle proprie società. 


Tuesday, October 9, 2012

350 million people have depression in world


More than 350 million people suffer from depression globally, the World Health Organization said, ahead of World Mental Health Day on Wednesday.
"It is not a disease of developed countries, it is a global phenomenon. It's present in both genders and in rich and poor populations," Dr Shekhar Saxena, head of the WHO's mental health and substance abuse department, told reporters in Geneva.
No region is free from the disorder and around five percent of the world's population suffers depression in the course of a year, the health expert said.
Fifty percent more women suffer symptoms than men, said Saxena, who added that post-natal depression affected one in five mothers and one in 10 of all young mothers in the developed world.
According to the UN's global health arm, depression is more than just a bout of the blues, rather a "sustained feeling of sadness for two weeks or more" which interferes with "work, school or home".
At its worst, depression can lead to suicide, the WHO expert said, citing a "very clear correlation".
Nearly one million people take their lives every year and more than half of them have depression, Saxena said, although he noted that it was not the sole cause.
"Depression has existed for centuries, the news is, we're not doing anything about it," said Saxena, noting that the shame associated with having the illness meant that fewer than half of those with depression received the care they need.
The figure dropped to less than 10 percent in many countries, he added.
Effective treatment was available, Saxena said, but health workers needed to do more to spot the signs of depression in people who complained of other symptoms, particularly in children as young as 12 and young adults who they did not expect to have the illness.
One of the best ways to treat depression was to talk openly about it, the WHO said, adding that medicine was not the only solution.
"It should not be taken for granted that depression means taking pills," Saxena said.

350 million people have depression in world 09 OCTOBER 2012

Sunday, October 7, 2012

Uccide l’ex compagna poi tenta il suicidio


Un uomo di 30 anni ha ucciso a coltellate l’ex compagna nella sua abitazione, in via Canestrini, a Padova, e poi ha tentato di uccidersi. Ora l’uomo, P.R., si trova ricoverato in gravissime condizioni all’ospedale. Al momento della tragedia nella casa era presente anche la figlia di due anni e mezzo della coppia.  

Sul posto è intervenuta la squadra mobile della questura di Padova. I due, 30 anni lui, 28 lei, non vivevano più insieme da molto tempo ma erano rimasti in buoni rapporti e si vedevano regolarmente, anche per la figlia. Non risultano al momento precedenti litigi ma stamattina, quando intorno alle sette il 30enne è andato nella villetta a due piani dell’ex compagna, è successo qualcosa, c’è stata una lite e al culmine del litigio il 30enne ha colpito più volte la giovane con un coltello al petto. Poi si è tagliato le vene e si è impiccato appendendosi alla scala a chiocciola della casa, a due piani.  

Le volanti intervenute sul posto, chiamate dai vicini, non hanno potuto far nulla per la giovane, E.F., e hanno soccorso il 30enne, l’elicottero del Suem lo ha trasportato in ospedale, dove è ricoverato in rianimazione, in condizioni gravissime. E’ piantonato dagli agenti ma occorrerà attendere per capire se ce la farà e potrà spiegare cosa è successo. Per gli investigatori si è trattato probabilmente di un raptus di follia: numerose infatti le coltellate inferte alla vittima e tra i due c’erano sempre stati buoni rapporti. Entrambi lavoravano, due famiglie normali, del posto, agiate.  


Monday, October 1, 2012

Fluoxetine Increases Aggressive Behavior


Fluoxetine was the first drug approved by the FDA for major depressive disorder (MDD) in children and adolescents, and to this date, it remains one of only two selective serotonin reuptake inhibitors (SSRIs) registered for treatment of MDD in children and adolescents, despite reports that indicate this class of drugs is associated with side effects, such as agitation, hostility and aggression.

SSRIs have been amongst the most widely prescribed medications in psychiatry for over a decade. While there is a wealth of information regarding their effectiveness and safety in adults, considerably less data exists regarding whether they are safe for children.
A study published in Behavioral Neuroscience by Prof. Richard Melloni of Northeastern University shows that repeated administration of a low dose of fluoxetine to adolescent hamsters dramatically increased offensive aggression and altered the development of brain areas directly associated with controlling the aggressive response. "These data show clearly that repeated exposure to fluoxetine during adolescence directly stimulates aggressive responding and alters the normal development of two important brain systems, i.e., the serotonin and vasopressin neural systems, in a fashion consistent with the expression of the highly aggressive behavioral characteristics."
For over a decade, Prof. Melloni and his team have researched the neural and behavioral consequences of illicit drugs and prescribed medications on the adolescent brain. Importantly, the data collected during the study indicates that clinically relevant doses of fluoxetine, when administered during adolescent development, can dramatically alter the wiring of brain circuits implicated in aggression control. "These data support the notion that interactions between adolescent fluoxetine and the developing vasopressin neural system might underlie fluoxetine-induced aggressive behavior and hint that serotonin, perhaps by acting on vasopressin neurons, may play a more permissive role in this response."

Fluoxetine Increases Aggressive Behavior, Affects Brain Development Among Adolescent Hamsters Oct. 1, 2012



Carabiniere uccide il comandante e la moglie, poi si spara


Si chiamava Antonino Zingale e lavorava nella stazione dei carabinieri, di cui era il comandante, dal 1991, una delle vittime della sparatoria avvenuta in una caserma di Porto Viro, nel rodigino. Un appuntato ha aperto il fuoco contro il maresciallo e sua moglie, poi ha rivolto la pistola contro se stesso e si è ucciso. Un duplice omicidio, dunque, seguito da un suicidio di cui ancora non si conoscono le motivazioni.  

La sparatoria, secondo le prime voci tutte da confermare, è avvenuta nel cortile della caserma dove il maresciallo stava lavando la macchina. Gli spari hanno attirato l’attenzione della compagna, che era in casa ed è accorsa nel cortile. Dopo averla colpita a morte l’omicida si è tolto la vita, ma le cause del raptus sono ancora completamente oscure. Si tende ad escludere una storia passionale, si parla esclusivamente di momento di follia, come ha evidenziato il comandante provinciale dei carabinieri di Rovigo Enrico Mazzonetto.  

La notizia della tragedia ha fatto in brevissimo tempo il giro della città polesana, suscitando stupore e sgomento. «E’ una tempesta a ciel sereno perché la notizia ci lascia tutti increduli - ha ricordato il sindaco - Zingale era sempre presente negli incontri istituzionali e non». Un comandante, ha aggiunto, «benvoluto dalla popolazione». Davanti alla caserma si è radunata una folla: quasi tutti i cittadini di Porto Viro vogliono sapere cosa è successo.  

Zingale in passato era stato al centro di una brutta storia in cui veniva accusato di violenza sessuale, vicenda per la quale era stato pienamente scagionato di recente. Conosciuto anche l’appuntato omicida che stamattina era stato visto in giro per commissioni nella cittadina in un clima di serenità che non faceva certo presagire a una tragedia. 

Carabiniere uccide il comandante e la moglie, poi si spara 01/10/2012

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