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Tuesday, June 19, 2012

Sgozza moglie e figlia, poi si ammazza


Raptus di follia nell’Avellinese dove un quarantunenne di nazionalità indiana, al culmine di una lite, armato di coltello ha sgozzato la moglie, la figlia di sette anni e poi si è tolto la vita. Ferita, ma non gravemente, l’altra figlia di tredici anni, sfuggita al massacro e ora in ospedale sotto shock.

Charangeet Singh era stato ribattezzato Michele a Solofra (Avellino): persona tranquilla, a capo di una famiglia bene interagrata, che la domenica pomeriggio, in piazza Mercato, giocava a cricket con i suoi connazionali del Punjab da cui anni fa emigrò in cerca di un futuro migliore. Un viaggio costellato da varie tappe fino all’anno scorso quando, lasciata Chiaravalle Caulonia, in provincia di Reggio Calabria, è giunto nella piccola capitale del distretto conciario avellinese dove da decenni convivono in apparente tranquillità cinesi, medio-orientali, indiani e thailandesi. Vita e sogni, quelli di Charangeet Singh, nativo di un piccolo villaggio indiano di Nadiali, che si sono capovolti in un attimo stamattina, poco dopo le 9,30. Un raptus d’ira innescato dall’ennesima accesa discussione in famiglia: Simdaujei, la figlia 13enne che forse godeva di troppa autonomia, la moglie Jasvir, 32 anni, ritenuta troppo permissiva, ma soprattutto una situazione economica al limite della sopravvivenza. I conti non tornavano ormai da mesi in casa di Rajhu, come lo chiamavano gli amici del cricket, che dopo un breve periodo di lavoro come piastrellista in un paese vicino, era di nuovo senza lavoro. Nella stessa casa, la famiglia conviveva con un connazionale uscito stamattina presto per recarsi in una conceria di Solofra, dove lavora come operaio. In casa, la discussione è degenerata nel volgere di pochi minuti. Rajhu ha afferrato un coltello da cucina e ha colpito per prima la moglie che era intervenuta per salvare dalle botte Simdaujei: l’hanno trovata in un lago di sangue sulle scale dell’abitazione di via Regina Margherita, nel centro storico di Solofra, a due passi dalla sede del Municipio.

La bambina più piccola, Jaspreet, sette anni, si è rifugiata nel bagno dove il padre l’ha raggiunta sgozzandola senza pietà, con un solo fendente. A questo punto ha rivolto l’arma contro di sé, per farla finita. I vicini - a cui la figlia più grande si era rivolta dopo essere scampata al massacro - lo hanno trovato rantolante, nella sua camera da letto. «Ha ucciso tutti, ha ucciso tutti», ha gridato Simdaujei incrociando in strada una pattuglia dei vigili urbani. Era coperta di sangue, con ferite al volto e al collo. Nella tarda mattinata è stata medicata all’ospedale «Landolfi» di Solofra. I tagli non sono gravi ma è stata comunque ricoverata in stretta osservazione psicologica in preda ad un profondo stato di shock. La piccola Jaspreet aveva frequentato la seconda classe della scuola elementare di Fratta. La sorella Simdaujei, invece, la quinta. La loro maestra, Adriana Matarazzo, descrive la piccola come «una bambina dolcissima, dai grandi occhi espressivi». Le ha viste entrambe in occasione della recita scolastica: «Vestivano sempre all’occidentale ma, in quell’occasione di festa, indossarono gli abiti tipici del loro Paese». Talvolta Jaspreet veniva accompagnata a scuola da un uomo del quale, dice la maestra, «conosciamo il grado di parentela».

I rilievi dei carabinieri del Comando provinciale di Avellino dovrebbero consentire nelle prossime ore di ricostruire la dinamica della strage. Sembra, ma è da confermare, che Singh avesse acquistato un biglietto aereo per far ritorno in India: da alcuni mesi soffriva di problemi circolatori alle mani e stava pensando di ritornare nel suo Paese per cure specifiche. Le indagini coordinate dal Procuratore capo di Avellino, Angelo Di Popolo, non escludono alcuna pista, compresa quella passionale. Determinanti saranno le dichiarazioni di Simdaujei, quando i medici lo consentiranno. In paese, comunque, c’è chi descrive Rajhu come una persona gelosa delle proprie tradizioni e, forse, anche preoccupato dalla «deriva» occidentale della sua famiglia.

Sgozza moglie e figlia, poi si ammazzaL'altra bambina ferita e sotto shock 19/06/2012


Sunday, June 3, 2012

Getta il figlio dal balcone e poi si getta anche lui


Verso le 13 il padre, un 34enne nigeriano, al culmine di una lite domestica, ha afferrato il figlio di 20 mesi e davanti alla moglie, una 22enne connazionale, lo ha scaraventato giù dal balcone. Poi si è buttato anche lui. Ora sono entrambi ricoverati in condizioni disperate. I vicini sono usciti di casa dopo avere sentito il tonfo secco dei due corpi che, al termine di un volo di una decina di metri, sono ricaduti sullo stretto cortile interno ricoperto di ghiaia che porta ai garage. All’inizio nessuno aveva notato il corpo del bimbo, nascosto com’era da quello del padre.

Ad accorgersi del piccolo è stato un uomo che dalla strada ha fatto intervenire la seconda ambulanza. È a quel punto che i presenti hanno cominciato a realizzare quanto era appena accaduto al terzo piano di quella palazzina di via San Lorenzo in Cesarea, quartiere residenziale a ridosso del centro di Ravenna. L’uomo, dolorante ma cosciente, è stato portato via dal 118. Anche il piccolo è stato trasferito in ospedale su una seconda ambulanza sulla quale è salita pure la madre. È stata lei la prima a soccorrere il bambino: l’hanno vista disperarsi e tentare di rianimarlo con dei colpi sulle guance. Una signora che abita nell’appartamento a fianco è scesa per aiutarla portando con sè una coperta di lana per coprire il 34enne che era volato giù nudo.

I carabinieri hanno già ascoltato diversi vicini: c’è chi ha sentito le grida e il rumore della successiva caduta, e chi ha visto l’uomo scavalcare la balaustra del terrazzo. Ma nessuno sembra avere visto il momento nel quale il 34enne ha scaraventato il bimbo. Molto potrà raccontare la madre non appena sarà in grado di farlo visto che si trova anche lei sotto choc in ospedale. La famiglia non era mai stata interessata da particolari interventi delle forze dell’ordine. Secondo quanto riferito da alcuni conoscenti, negli ultimi tempi tuttavia le discussioni tra le pareti domestiche si erano intensificate, sembra anche per l’acuirsi di alcuni disagi personali del 34enne. A fomentare la rabbia dell’uomo, che lavora in un supermercato ravennate, potrebbe essere stato il fatto che nessuno lo aveva invitato a un matrimonio tra parenti in corso proprio oggi.

Getta il figlio dalla finestra, poi si butta anche lui 02/06/2012


spara in strada . E poi si suicida


Tragedia della follia a Piacenza: un pensionato di 75 anni è sceso in strada con un revolver in pugno, ha sparato alcuni colpi, seminando il panico, ma senza ferire i passanti, e si è poi suicidato. L'uomo è morto all'ospedale di Piacenza, dove era stato trasportato in fin di vita. Sul posto stanno operando carabinieri e polizia. Da tempo, secondo quanto si apprende, soffriva di crisi depressive. La pistola, dai primi controlli delle forze dell'ordine, risultava appartenere a un uomo nato 93 anni fa. Poi i controlli hanno permesso di scoprire che il proprietario dell'arma è deceduto da trent'anni.

Uomo 75enne spara in strada . E poi si suicida 3 giugno 2012


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